17 dicembre 2024 - 20:00
"Il terrorismo non è liberatorio"; Il testo integrale della prima dichiarazione di Bashar Assad dopo recenti eventi in Siria

L'ex presidente della Siria, "Bashar Assad", che ha lasciato l'incarico e si è recato a Mosca quando l'opposizione armata, guidata da "Tahrir al-Sham", ha preso il controllo di Damasco, ha diffuso sul canale Telegram della presidenza siriana che fino agli ultimi istanti era rimasto in Siria e non ha lasciato il Paese fino a domenica 8 dicembre (18 Azar).

E' qui di seguito sul Pars Today che ha citato l'ISNA, il testo integrale della dichiarazione attribuita ad Assad rilasciata da Mosca:

Con la diffusione del terrorismo in tutta la Siria, che finalmente ha raggiunto Damasco la sera di sabato 7 dicembre 2024, sono sorti interrogativi sulla sorte e sul luogo in cui si trova il presidente. Ciò è avvenuto in mezzo a un’ondata di disinformazione e di narrazioni completamente lontane dalla verità, narrazioni che miravano a ritrarre il terrorismo internazionale come un movimento rivoluzionario di liberazione per la Siria.

In questo momento critico della storia del Paese, in cui la verità dovrebbe avere la priorità, è necessario affrontare queste distorsioni. Sfortunatamente, le circostanze dell’epoca, incluso un completo blackout per motivi di sicurezza, hanno ritardato il rilascio di questa dichiarazione. Questa (dichiarazione) non sostituisce una descrizione completa degli eventi accaduti e questi dettagli saranno forniti a tempo debito.

Innanzitutto, la mia partenza dalla Siria non è stata né pianificata né, come alcuni sostengono, nelle ultime ore dei combattimenti. Al contrario, sono rimasto a Damasco e ho svolto i miei compiti fino alle prime ore della domenica mattina, 8 dicembre 2024. Mentre le forze terroristiche si infiltravano a Damasco, fui trasferito a Latakia (base di Hamimim) per supervisionare le operazioni di combattimento in coordinamento con i nostri alleati russi.

Al mattino dopo essersi giunto alla base aerea Khmeimim, è stato reso chiaro che tutte le forze siriane si erano ritirate dal fronte e le ultime posizioni dell'esercito erano cadute. Con il deterioramento della situazione sul campo, la stessa base militare russa è stata oggetto di pesanti attacchi di droni.

Poiché non c'era via d'uscita dalla base, Mosca ha chiesto al comando della base di organizzare un'immediata evacuazione in Russia per la sera di domenica 8 dicembre. Ciò è avvenuto il giorno dopo la caduta di Damasco e in seguito al crollo definitivo delle posizioni militari e alla paralisi di tutte le rimanenti istituzioni governative.

In nessuna fase di questi eventi ho pensato di dimettermi o di diventare un rifugiato, e nessuna persona o gruppo ha fatto una proposta del genere. L’unica linea d’azione possibile era continuare a combattere l’invasione terroristica.

Sottolineo che la persona che, dal primo giorno di guerra, ha rifiutato di negoziare per la salvezza del suo paese per i suoi interessi personali e ha rifiutato di rischiare il suo popolo contro numerose offerte e lusinghe, questa persona è la stessa che da sola si trovava a pochi metri dai terroristi in uno dei più pericolosi e intensi campi di battaglia, accanto agli ufficiali e ai soldati dell'esercito in prima linea.

È stato proprio lui che non ha lasciato il Paese negli anni più bui della guerra, ma è rimasto con la sua famiglia accanto al suo popolo e ha resistito di fronte al terrorismo nei momenti dei bombardamenti e delle reiterate minacce di terroristi e delle loro infiltrazioni nella capitale durante quattordici anni di guerra.

Inoltre, colui che non ha mai abbandonato la resistenza palestinese e libanese e non ha mai tradito gli alleati che gli erano accanto, non potrà abbandonare il suo popolo o tradire l’esercito e la nazione a cui appartiene.

Non ho mai cercato la posizione per interessi personali, ma mi sono sempre considerato il protettore di un progetto nazionale, un progetto che il popolo siriano aveva fiducia in esso. Ho creduto fermamente nella volontà e nella capacità del popolo siriano di proteggere il governo, difendere le sue istituzioni e sostenere le sue scelte fino all'ultimo momento.

Quando il governo cade nelle mani del terrorismo e si perde la capacità di svolgere un ruolo significativo, ogni posizione diventa priva di significato e scopo, e occuparla non ha senso. Ciò non sminuisce in alcun modo il mio profondo senso di appartenenza alla Siria e al suo popolo, un legame che non può essere scosso da nessuna situazione o circostanza. Si tratta di una sensazione di appartenenza piena di speranza, la speranza secondo cui la Siria potrà di nuovo avere la libertà e l'indipendenza.